Come farti citare da ChatGPT, Perplexity e Gemini: cos’è la GEO

Sempre più persone chiedono consiglio a un assistente basato su intelligenza artificiale prima di scegliere un fornitore. La GEO spiegata a chi non è tecnico: contenuti chiari, dati strutturati, pagine che rispondono a domande e dati coerenti ovunque.

Riccardo Mores · 30 Settembre 2026 · 5 min di lettura

Sempre più persone, prima di chiamare un professionista o entrare in un negozio, fanno una domanda a un assistente come ChatGPT, Perplexity o Gemini: «quale commercialista a Torino segue le partite IVA?», «come scelgo un serramentista?», «cosa devo controllare prima di rifare il tetto?». La risposta non è un elenco di dieci link, ma un testo già riassunto, che a volte cita qualche fonte e a volte nomina direttamente delle attività.

Se la tua non compare in quelle risposte, è un problema nuovo e concreto. La GEO (Generative Engine Optimization, cioè ottimizzazione per i motori di ricerca generativi) è il lavoro che serve a farsi capire e citare da questi sistemi. Non richiede competenze da informatico: richiede di scrivere e organizzare le informazioni in modo che chi le legge, umano o software, non debba indovinare.

Come può apparire la risposta di un assistente

Quale consulente digitale a Milano segue siti web e SEO con un solo referente?
Assistente AI

Tra i consulenti che lavorano a Milano, chi presenta chiaramente servizi, metodo e casi verificabili tende a essere citato con maggiore facilità.

Fontiriccardomores.comscheda GoogleLinkedIn
Esempio dimostrativo di risposta con fonti citate

Che cosa cambia rispetto alla SEO

La SEO cerca di far comparire una tua pagina in una lista di risultati. La GEO cerca di far sì che, quando un assistente costruisce una risposta, le informazioni che usa siano le tue e che il tuo nome venga associato alla domanda giusta. Le due cose non sono in conflitto: un sito che Google non riesce a leggere difficilmente verrà usato da un assistente che consulta il web, e molte buone pratiche sono le stesse.

La differenza sta nell’esigenza di chiarezza. Un assistente non «guarda» una pagina come un cliente: ne estrae frasi e fatti. Se il tuo sito dice cosa fai in modo vago, o lascia le informazioni sparse e contraddittorie, non c’è nulla di solido da riportare. Nessuno può garantirti di essere citato, perché ogni sistema decide con criteri propri e cambia nel tempo, ma puoi togliere gli ostacoli.

Contenuti chiari, scritti per essere citati

Una pagina che si fa citare ha frasi che possono stare da sole. Confronta «Da anni il nostro team offre soluzioni personalizzate» con «Realizziamo impianti fotovoltaici per abitazioni e piccole aziende in provincia di Verona, dal sopralluogo alla pratica per gli incentivi». La seconda dice cosa, per chi, dove: è una frase che un assistente può riprendere quasi così com’è.

Alcune regole pratiche:

  • dichiara subito, nelle prime righe, chi sei, cosa fai e in quale zona;
  • usa i nomi con cui i clienti chiamano il tuo servizio, non il gergo interno;
  • dai i criteri concreti (tempi tipici, cosa serve per iniziare, come si svolge il lavoro) senza inventare numeri che non puoi difendere;
  • evita testi troppo promozionali: le affermazioni verificabili pesano più degli aggettivi.

Pagine che rispondono a domande vere

Le persone chiedono agli assistenti frasi intere, molto simili a quelle che rivolgerebbero a te al telefono. Per questo funzionano le pagine costruite attorno a una domanda: «Quanto dura una pratica di successione?», «Cosa comprende una pulizia dentale?», «Come si sceglie un sistema di allarme per un negozio?». Non serve scrivere trattati: bastano una risposta diretta all’inizio e poi l’approfondimento.

Un buon punto di partenza è la tua casella email. Le domande che i clienti ti fanno più spesso, e che ti ritrovi a ripetere, sono le domande da mettere sul sito. Ognuna può diventare una sezione di domande e risposte o un articolo dedicato.

Dati strutturati: spiegare al software chi sei

I dati strutturati sono un codice, invisibile ai visitatori, che dichiara in un formato standard le informazioni essenziali della pagina: nome dell’attività, tipo, indirizzo, telefono, orari, servizi, domande frequenti. Si basano su un vocabolario comune (Schema.org) che i motori di ricerca conoscono da tempo. Non li scrivi tu a mano: in WordPress li gestiscono i plugin SEO o il tema, e chi cura il sito può impostarli.

Il vantaggio è che sostituiscono l’interpretazione con una dichiarazione esplicita. Per verificarli puoi incollare l’indirizzo di una pagina nel test dei risultati multimediali di Google, che mostra quali dati strutturati ha rilevato e segnala gli errori.

Coerenza dei dati su sito e schede

Un assistente non si fida di una sola fonte: incrocia. Se sul sito hai un numero di telefono, su Google Business Profile un altro e su un elenco di settore un terzo, il sistema trova incertezza. Lo stesso vale per il nome (con o senza la forma societaria), l’indirizzo, gli orari e la descrizione dei servizi.

Un dato ripetuto uguale in più posti è un dato credibile. Uno che cambia da un posto all’altro è un dato che nessuno vuole riportare.

Fai un controllo a mano: cerca il tuo nome su Google e prendi i primi risultati (sito, scheda, social, directory). Annota le differenze e correggile alla fonte.

Che cosa non ti serve (e cosa aspettarti)

Non servono formule magiche né testi scritti apposta «per le AI»: se un contenuto è chiaro per una persona è, in genere, chiaro anche per una macchina. Verifica invece di non aver bloccato per errore i sistemi che leggono il sito: il file robots.txt può contenere regole che escludono alcuni crawler. Aspettati infine che i risultati siano graduali e variabili, e diffida di chi promette di «entrare in ChatGPT» con certezza.

Per vedere come Google e le intelligenze artificiali generative leggono il tuo sito, Trovavio lo controlla ogni settimana e segnala cosa manca, senza che tu debba ripetere le prove manualmente.

Da dove partire domani

  1. Fai tre domande su di te a un assistente (ad esempio: «Chi offre [il tuo servizio] a [la tua città]?») e annota se compari e cosa dice.
  2. Riscrivi le prime righe della home in una frase che dica cosa fai, per chi e dove.
  3. Elenca le cinque domande che i clienti ti fanno più spesso e scrivi una risposta diretta per ciascuna.
  4. Confronta nome, indirizzo, telefono e orari su sito, Google Business Profile e social, e uniforma le differenze.
  5. Chiedi a chi cura il sito se i dati strutturati sono presenti e corretti.

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Scritto da

Riccardo Mores

Consulente digitale freelance a Milano. Aiuto attività locali, PMI e aziende a crescere online con strategia, sito, SEO e marketing, con un solo referente dall’inizio alla fine.

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